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guglielmo gulotta |
Collana di Psicologia Giuridica e Criminale |
| Psicologia giuridica e responsabilità |
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La psicologia giuridica nonostante abbia una storia lunga oramai quasi un secolo, solo negli ultimi decenni ha raggiunto una notevole diffusione ed un ampio riconoscimento. Prima degli anni settanta infatti levoluzione della psicologia giuridica aveva avuto momenti di grande vivacità, ma anche momenti di arresto, una storia determinata in modo sensibile dalle evoluzioni normative e dallo spazio operative che le leggi lasciavano o più spesso non lasciavano alla psicologia. Alla fine degli anni settanta avviene un cambiamento epocale: la psicologia giuridica comincia ad interrogarsi, ad indagare il proprio ineludibile rapporto con il diritto e a dare una forma più sistematica ai diversi contributi derivati dallo studio, dalla prassi e dalla ricerca. Punto fondamentale di quella che è una vera e propria rinascita è la pubblicazione a cura di Guglielmo Gulotta di "Psicologia giuridica" (1979), una sorta di manifesto che propone i temi fondamentali sui quali si incentrerà levoluzione della materia: lestensione delle aree di ricerca, laffinamento dei metodi, ma soprattutto lacquisizione di unidentità. Unidentità che non proverrà solo dallesterno con gli importanti riconoscimenti a livello accademico ed istituzionale ma anche dallinterno, dalla riflessione di questa disciplina su sé stessa ed in modo particolare sui suoi rapporti con il diritto. La pubblicazione di "Psicologia giuridica e responsabilità" costituisce una tappa importante di questo cammino ormai ventennale. Il concetto di responsabilità, infatti, costituisce un punto nodale intorno al quale confluiscono le varie anime della psicologia giuridica (criminale, giudiziaria, rieducativa, legale, forense, legislativa), un punto nel quale si incontrano temi tradizionali quali il processo, la testimonianza, la giustizia minorile, il trattamento e la rieducazione, temi innovativi come il danno biologico e temi di grande attualità e drammaticità come labuso sui minori. Tutti questi argomenti vengono comunque visti in modo nuovo, non solo per la novità di alcune normative e prassi ai quali si riferiscono, ma perché sono nuovi i modi con i quali le tematiche vengono analizzate e soprattutto sono nuovi ed interessanti gli strumenti proposti. Tra diritto e psicologia si situa anche la controparte della psicologia giuridica, il diritto psicologico, la disciplina che studia in una prospettiva giuridica le norme che per la loro interpretazione e per la loro applicazione sono suscettibili di una valutazione psicologica. Il concetto di responsabilità occupa unarea importante del diritto psicologico, essa non è intesa solamente come responsabilità per, per unoffesa (in ambito penale) o per una lesione (in ambito civile), ma anche come responsabilità di, responsabilità di essere, di ruolo e di status. Lo psicologo giuridico assume sia allinterno del sistema penale che di quello civile diversi ruoli e quindi diverse responsabilità. La sua responsabilità è strettamente correlata con la scientificità. Lo psicologo che opera nel sistema giudiziario deve innanzi tutto rispettare il proprio codice deontologico: deve essere preparato, deve tenersi costantemente aggiornato, deve riconoscere i limiti della propria competenza, deve indicare le fonti, valutare lattendibilità e la validità delle informazioni, segnalare i limiti delle conclusioni raggiunte, deve non solo verificare, ma anche falsificare la propria teoria. Di fronte alla molteplicità ed alla relatività delle teorie psicologiche, lo psicologo deve esplicitare la propria teoria, segnalandone i limiti; deve altresì documentare nel modo più dettagliato possibile le analisi e le valutazioni effettuate. Responsabilità e libertà sono strettamente connesse fra loro, "la libertà afferma Viktor Frank è laspetto negativo di un fenomeno globale che ha come aspetto positivo la responsabilità". Tuttavia la psicologia non definisce in modo univoco la libertà delluomo, al contrario le diverse teorie psicologiche si differenziano tra loro per il maggiore privilegio concesso al libero arbitrio o piuttosto ad una concezione deterministica della natura umana. Una "confusione" che male si accorda con la chiarezza distintiva richiesta dal sistema giudiziario. Ben venga quindi un lavoro come "Psicologia giuridica e responsabilità" che interroga e cerca di chiarire questo concetto, analizzandolo in modo specifico nei diversi luoghi e momenti dellattività giudiziaria. Allinterno del processo il concetto di responsabilità può essere inteso sia come possesso di competenze adeguate per operare allinterno di esso sia come rispetto di determinate regole di comportamento. Il problema dei diritti umani, in modo particolare il diritto alla difesa dei cittadini coinvolti nei processi penali, assume una drammatica rilevanza non solo allinterno del contesto processuale, ma coinvolge anche i media ad esso collegati. Il processo di attribuzione di responsabilità infatti non è limitato al ragionamento decisorio nel corso del dibattimento, ma comprende anche processi decisionali antecedenti ad esso e lutilizzo da parte degli operatori di propri schemi culturali. Lattenersi da parte del difensore a principi etici e deontologici non solo è una necessità determinata dal nuovo processo penale e dal ruolo che in esso il difensore assume nella formazione della prova, ma è anche il modo per riempire vuoti normativi e fornire unimmagine positiva dellavvocato. E pertanto auspicabile lo sviluppo di unetica del processo, di una morale comune per gli operatori del sistema giudiziario. Occorre inoltre possedere una serie di conoscenze che permettano di evitare le distorsioni nellattribuzione di responsabilità e strumenti e modelli per lanalisi del processo. Il modello di argomentazione e controargomentazione proposto permette di visualizzare le strutture argomentative adottate dalla difesa e dallaccusa, seppure limitandone la complessità e la dinamicità. Il modello prima separa largomentazione il ragionamento che afferma dalla controargomentazione il ragionamento che nega la validità di quanto affermato dallantagonista , che costituiscono nella realtà del processo ununica struttura, dopodiché le scompone in elementi che vengono poi rappresentati graficamente. Vengono altresì descritti strumenti informatici che permettono di analizzare quantitativamente e qualitativamente larringa e di rappresentare graficamente i dati e le connessioni tra i fatti. Proprio il nuovo processo implica per gli operatori del sistema giudiziario lassunzione di nuovi ruoli e quindi di nuove responsabilità di. In particolare la fase della cross examination può costituire un momento di verifica dellattribuzione della responsabilità (per), ma lutilizzo di tattiche che spesso diventano veri e propri espedienti psicologici ribadisce limportanza di seguire principi etici e deontologici precisi. Servono inoltre modelli di analisi che permettano di esaminare e di perfezionare le tecniche di cross examination. Utili in questo senso potranno essere la microanalisi, che scompone lo scambio comunicativo in sequenze, scambi ed obiettivi, e le mappe, che permettono di chiarire le strategie adottate, lo scopo finale e fino a che punto sono stati utilizzati gli strumenti a disposizione. Per quanto riguarda il trattamento del reo il modello proposto è quello della giustizia riparativa che propone lattivazione della responsabilità del reo ed il recupero di un ruolo attivo da parte della vittima allinterno di una visione ecologica del crimine. Un modello che sancisce il passaggio dalla responsabilità per il reato alla possibilità di agire la propria responsabilità attraverso azioni riparative che consentano di riattivare i rapporti del reo con la società. La responsabilità può anche costituire una valida risorsa nellintervento clinico con la vittima: qui la responsabilità è intesa come capacità di risposta individuale che permette di aumentare il sentimento di autoefficacia e di individuare strategie alternative di interazione che possano anche prevenire il rischio di future vittimizzazioni. Lo stesso processo può essere inteso come momento educativo e terapeutico secondo lapproccio della therapeutic jurisprudence: limitando gli effetti antiterapeutici e massimizzando gli effetti terapeutici dellessere sottoposto a processo viene stimolata la competenza del reo e se ne favorisce la responsabilizzazione. Nella giustizia minorile il concetto di responsabilità assume una complessità ancora maggiore e la dialettica fra le due accezioni di responsabilità una positiva (responsabilità come consapevolezza) ed una negativa (responsabilità come colpevolezza) si fa più densa di significati. La responsabilità del minore segnala ancora una volta il contrasto tra le categorie psicologiche e quelle giuridiche e la distanza tra le enunciazioni di principio che recepiscono quanto proposto dalla psicologia la prassi e le leggi. In particolare lauspicabile applicazione di una valutazione della responsabilità "caso per caso" è ostacolata dalla nomoteticità del sistema giudiziario. Tutto ciò anche in presenza di studi che segnalano la peculiarità ed il riferimento al contesto dei processi decisionali adottati dai giovani criminali e pertanto la necessità di modelli particolari piuttosto che di teorie generali per la loro comprensione. Ad approcci che non riconoscono la responsabilità del minore o che la vedono necessariamente associata ad una sanzione, va preferito un approccio promozionale, che dopo avere riconosciuto la responsabilità del minore ne promuove la progettualità. Emerge comunque la necessità di valutare la responsabilità a più livelli: nel processo di attribuzione della responsabilità andranno considerate le variabili personali, il ruolo ed il sistema nel quale il minore è inserito; in presenza di particolari misure cautelari (prescrizioni, permanenza in casa) la fase di aumento della consapevolezza e della responsabilità dovrà tenere conto del minore, della famiglia, delle istituzioni e del territorio nel quale il giovane è inserito. In altre parole il discorso sulla responsabilità non si indirizza solamente al minore autore di reato, ma allintera comunità. Gli enormi cambiamenti ai quali la famiglia sta andando incontro negli ultimi anni impongono questa come importante oggetto di studio. Il diverso ruolo della donna, i profondi cambiamenti nellistituto del matrimonio, laumento delle separazioni e dei divorzi e, conseguentemente, delle famiglie riorganizzate rispetto alle tradizionali famiglie nucleari pongono diversi interrogativi e richiedono chiarimenti e risposte pratiche. La mediazione, la consulenza tecnica dufficio, laffidamento congiunto, le perizia psicologica in caso di affidamento sono tutti ambiti che necessitano di uno studio approfondito che favorisca la responsabilizzazione dei genitori e la responsabilità professionale degli operatori il tutto in un contesto nel quale il minore ha un ruolo attivo e prioritario. In particolare lutilizzo di tecniche naturalistiche durante la perizia in caso di affidamento segna un passo importante verso losservazione della famiglia allinterno del suo ambiente naturale. Linteresse che situazioni familiari difficili suscitano non deve poi farci dimenticare che una reale comprensione della famiglia passa attraverso lo studio della normalità familiare, dei processi e dei fattori caratteristici della famiglia "che funziona". Degno di nota è linteresse per il ruolo che i nonni assumono nella famiglia. Talvolta prestatori di cure e di supporto, altre volte bisognosi di cure, gli anziani costituiscono, per il costante invecchiamento della popolazione, un argomento al quale non sarà possibile non prestare attenzione. Labuso sessuale sui minori costituisce per lo studioso una realtà estremamente complessa. La necessità di valutare la fondatezza delle accuse richiedono lutilizzo di indicatori di abuso validi ed attendibili e di procedure di intervista adatte per i bambini. In questo senso lutilizzo di unintervista investigativa basata su unadeguata preparazione e conclusione dellintervista, sulla verifica dello sviluppo cognitivo del bambino e delladattamento ad esso dellintervista, sullutilizzo del racconto libero e delle domande aperte costituisce un valido aiuto, anche se le ricerche evidenziano unaderenza non sempre perfetta alle sue regole. In conclusione vengono presentati due temi relativamente nuovi: il danno biologico e la sicurezza sul lavoro. Il danno biologico è stato recentemente introdotto nella normativa giudiziaria, pertanto presenta interessanti diverse questioni ancora aperte: la valutazione del danno, lesame degli aspetti psicologici dello stesso, il riconoscimento dei casi di simulazione. La neuropsicologia può essere in questi casi un valido aiuto, così come in caso di inabilitazione ed interdizione. Un tema sul quale la psicologia giuridica può e deve intervenire è quello del lavoro: la sicurezza, il rischio, la violenza sul luogo di lavoro sono tematiche da studiare anche per favorire lo sviluppo di unautentica cultura della sicurezza. "Psicologia giuridica e responsabilità" si colloca a pieno titolo nella storia di questa disciplina. Tappa importante nel vero senso della parola: non solo punto darrivo, ma anche partenza, non solo riorganizzazione degli argomenti, ma anche proposta di metodi e di ambiti di studio nuovi, non solo risposte, ma anche, e soprattutto nuove domande. Il tutto sempre allinterno di quella continua opera di definizione e ridefinizione che costituisce il "codice genetico" della psicologia giuridica. Massimiliano Aramini |
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Sapignoli M., Avvocati, magistrati e processo penale. Analisi sociopsicologica di una
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eugenio calvi |
Collana di Psicologia Giuridica e Criminale |
| Il codice deontologico degli psicologi | |
Il
volume di Calvi, Gulotta e collaboratori presenta e spiega il Codice Deontologico degli
psicologi approvato dal Consiglio Nazionale dellOrdine il 17 gennaio 1998. Nella prima parte del volume Prolegomeni- trovano così posto interventi di: Calvi, che illustra le finalità ispiratrici seguite nella formulazione del Codice, ossia la tutela del cliente, la tutela del professionista nei confronti dei colleghi, la tutela del gruppo professionale, e la responsabilità nei confronti della società, e mostra come esse siano state tradotte in norme sulla condotta professionale; di Marini, che traccia la storia dellitinerario storico-culturale che, svoltosi soprattutto allinterno della S.I.Ps, ha condotto dapprima al riconoscimento della protezione legale assicurata alla professione dello psicologo, e poi alle norme deontologiche; di Michielin, che descrive ogni fase della preparazione e il travagliato iter dellapprovazione del Codice Deontologico, documentandola con stralci di articoli ed editoriali apparsi sul giornale nazionale dellOrdine La Professione di Psicologo; infine di Cavallo, che tratteggia la situazione europea, evidenziando conformità e differenze tra i Codici Deontologici dei diversi paesi. Dopo avere in questo modo delineato il
Codice Deontologico rispetto allo sfondo di avvenimenti, motivi e scopi che lo hanno
plasmato, Calvi, Di Giovanni, Gelli, Gius, Gualtieri, Gulotta, Madonna e
Parmentola affrontano lanalisi ed il commento di ciascuno dei 42 articoli che lo
compongono. La matrice giuridica degli autori dei commenti, e dei curatori del libro, emerge (anche) nella precisione con cui analizzano semanticamente il corpo di ogni articolo; può accadere, ad esempio, che definiscano termini o espressioni, come "decoro", "dignità", "correttezza professionale" (art. 2), o "consenso valido" e "informato" (art.12), o "uso improprio di strumenti psicologici" (art. 25), che pur apparendo chiari al senso comune, devono invece esser definiti con precisione in un contesto giuridico qual è quello delle norme deontologiche. Si può così scoprire che per "decoro" e "dignità" si deve intendere "lo stile che nellatteggiamento, nei modi e nella condotta è conveniente alla condizione professionale dello psicologo; contrasterebbe con tale stile lo psicologo che assumesse un comportamento volgare, in privato con i propri clienti o pazienti, ed anche in pubblico ove rappresenti a qualsiasi titolo la sua professione". Il commento degli articoli comprende inoltre informazioni sugli eventuali raccordi tra le norme del Codice Deontologico e il codice civile e penale, e raffronti con norme analoghe contenute o nei codici deontologici di professioni affini quale quella dei medici, o nei codici etici degli psicologi di altre nazioni (spagnoli, portoghesi, francesi, scandinavi, etc.). A chiusura sono posti il Regolamento disciplinare (con il commento di Calvi) che contiene le norme di procedura dei procedimenti disciplinari a carico degli psicologi che abbiano violato le norme deontologiche, e le Linee Guida Deontologiche per lo Psicologo Forense, precedute da una Premessa di Gulotta che sistematizza, tra laltro, i contesti cui la psicologia può contribuire in ambito forense. Esse si pongono a completamento del Codice Deontologico, in quanto disposizioni che riguardano lesercizio dellattività psicologica in ambito forense: scopi e modalità di risposta al quesito peritale, scelta e motivazione di metodologie scientificamente affidabili, ruolo del consulente di parte, necessità di aggiornamento in psicologia giuridica e nelle norme giuridiche rilevanti, sono solo alcuni degli argomenti approfonditi e regolamentati. Conclude il volume unAppendice che contiene alcuni documenti che completano il quadro delle norme che riguardano la professione dello psicologo, tra cui il Codice etico della ricerca psicologica e la Carta di Noto. Come fa notare nellIntroduzione Ranzato, il Codice Deontologico è redatto nella forma di una descrizione dei doveri a carico dello psicologo, doveri che spesso assumono la forma di imperativi e di divieti: "lo psicologo è tenuto, deve garantire, ha lobbligo, si astiene, si limita, deve provvedere, evita ". Di questa immagine "in negativo", il volume offre una lettura "in positivo", in ottica cioè non limitante ma propositiva, utilizzando e suggerendo a ciascuno di utilizzare il Codice non come vincolo sulla propria libertà dazione, ma piuttosto come bussola in mare aperto. Lintento degli autori non è un imperativo indicare la "giusta direzione di navigazione", ma piuttosto è insegnare a leggere la bussola ora in dotazione a tutti gli psicologi, permettendo poi a ciascuno di raggiungere il proprio porto. |
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Ilaria Cutica |
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